Comunicazione

Luglio 14th, 2008 by .:shell:.
Categories: PNL

Definizione

La comunicazione è un processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto.

La comunicazione è un’esperienza usuale e continua di relazione con gli altri, tende quindi ad influenzare reciprocamente le persone in relazione.

Elementi generali

E’ impossibile non comunicare: anche l’intenzionale assenza di comunicazione verbale, di fatto, comunica la nostra volontà di non entrare in contatto con l’altro.

Ogni comunicazione contiene un aspetto di contenuto, la “notizia”, i “dati”, e un aspetto di relazione che definisce i rapporti tra gli interlocutori; infatti definisce il modo in cui i dati vengono trasmessi e permette di capire come deve essere interpretato il messaggio (si tratta della metacomunicazione). Ad esempio, si può dire “Bene!” con l’intenzione di lodare qualcuno o con tono sarcastico per metterlo in ridicolo.

A sottolineare l’importanza degli aspetti relazionali nella comunicazione vi sono alcuni dati statistici che mostrano che in una comunicazione il contenuto ha un “peso” soltanto del 10%, il tono della voce del 30% e la gestualità del 60%.

Tono della voce e gestualità definiscono con il 90% la relazione!
 

Elementi della comunicazione

 
Ancora la ricerca (W.Bennis) ci dimostra che esiste una distorsione del messaggio che desideriamo inviare perchè, oltre a quello che intendiamo comunicare, si aggiunge ciò che non era nostra intenzione comunicare, per cui il messaggio percepito è diverso da quello inviato.

Principio della comunicazione di Warren G. Bennis

 
Questo avviene perchè la comunicazione è costituita, oltre che dalla componente razionale, anche da quella emotiva ed è fortemente influenzata dalle personalità diverse che si mettono in relazione e ai meccanismi della percezione e di difesa.

Ogni persona infatti, possiede un proprio sistema di riferimento legato al proprio modo di rapportarsi al mondo e, in particolare, determinato dal proprio sistema percettivo, il concetto di sè, la storia personale, i bisogni affettivi, le capacità cognitive, la cultura e i valori di riferimento, le motivazioni e aspettative, i ruoli sociali e professionali, ecc.

Se una persona non riesce a decentrarsi dal proprio sistema di riferimento non è in grado di comprendere quello di un altro e ne risulta una comunicazione viziata.

Anche i meccanismi percettivi hanno la loro parte di responsabilità nel rendere problematica l’efficacia della comunicazione: l’esempio più classico ci è dato dalla figura ambigua di donna che viene percepita come “donna giovane” da alcuni e come “donna vecchia” da altri.

Per difenderci dal bombardamento di stimoli cui siamo permanentemente sottoposti (10.000 stimoli al secondo) usiamo selezionare le informazioni che provengono dal mondo esterno attraverso l’uso di “filtri” fisiologici, emotivi e culturali.

Questi filtri agiscono strettamente connessi ai meccanismi di difesa che scattano automaticamente nel momento in cui un soggetto ha bisogno di escludere dalla consapevolezza informazioni o impulsi giudicati inaccettabili (ad es. la notizia di un tumore) che gli provocherebbero sofferenza. Questi filtri ignorano o distorcono le informazioni che non confermano il nostro sistema di riferimento.

E’ infatti proprio la nostra identità che è costantemente in gioco nei processi di comunicazione e spesso è il desiderio di sentire confermata la propria identità o il timore che questa possa essere minacciata che influenza pesantemente la nostra capacità di ascolto e di comprensione.

Finestra di Johary

  Noto a Me Ignoto a Me
NOTO 
AD 
ALTRI
PUBBLICO CIECO
IGNOTO 
AD 
ALTRI
PRIVATO INCONSCIO

 

La finestra di Johary è un modello teorico che ci permette di comprendere le dinamiche delle relazioni sociali. Abitualmente tendiamo a fornire un’immagine di noi stessi e ad accettare l’immagine che gli altri ci forniscono di sè: “La norma sociale impone di non dire ad altri la nostra impressione su di loro se differisce dall’immagine che essi presentano di se stessi”

Le quattro aree della “finestra” sono:

  • area pubblica: corrisponde a quello che io so di me e a quello che gli altri sanno di me
  • area cieca: corrisponde a quello che io non so di me ma che gli altri sanno di me
  • area privata: corrisponde a quello che io so di me , ma che gli altri non sanno di me
  • area inconscia: è sconosciuta a me e agli altri.

Per una buona comunicazione è importante saper cogliere il feed-back (informazione di ritorno) che ci viene sempre veicolato dall’interlocutore sia verbalmente che non.

Il feed-back è la risposta che si ottiene dopo aver inviato un messaggio e che produce, a sua volta, un altro feed-back e così via.

Il feed-back può essere considerato un fattore di controllo della comunicazione, perchè consente di verificare l’effetto che i nostri messaggi producono sull’altro. Attraverso il feed-back esprimiamo assenso o dissenso, accettazione o rifiuto, comprensione o incomprensione, chiarezza o confusione.

Abbiamo tre possibilità di risposta:

  • il feed-back positivo: è un messaggio di conferma, nel quale si approva ciò che l’altro ha detto (ad es. la lode). Significa “Tu esisti, sono d’accordo con te”.
  • il feed-back negativo: è un messaggio di negazione di quanto è stato detto (ad es. la critica). Significa “Tu esisti, ma non sono d’accordo con te”.
  • la disconferma: è una comunicazione patologica perchè non prende in considerazione ciò che l’altro ha detto. Spesso è veicolata attraverso una comunicazione non verbale (ad es. voltare il viso dall’altra parte). Significa “Tu non esisti”.

Le variabili della comunicazione

Nella comunicazione intervengono alcune variabili che influenzano gli esiti di una comprensione efficace.

La simmetria è basata sull’uguaglianza delle posizioni delle persone in relazione (ad es. due amici o colleghi); questa interazione generalmente facilita l’efficacia comunicativa, ma , a volte, può alimentare un competizione quando si cerca di controllare la relazione: si tratta di un processo inconsapevole che individua nel disaccordo sui contenuti quello che , in realtà, spesso è una divergenza sulla relazione.

La complementarità prevede che i due partner in relazione siano in posizione diversa: supremazia e dipendenza. La persona che si trova in posizione di superiorità dà consigli, suggerimenti o rivolge critiche all’interlocutore. E’ importante tener presente che la persona in posizione di inferiorità avrà più difficoltà a comunicare.

Il modello circonflesso

Il modello circonflesso ci ricorda la corresponsabilità che abbiamo con l’interlocutore nel definire una relazione comunicativa; questo modello afferma che un atteggiamento di predominio induce nell’altro un atteggiamento di sottomissione, ma anche un atteggiamento sottomesso induce il suo opposto.

Simmetria e complementarità non sono posizioni rigide: ci sperimentiamo continuamente in queste diverse collocazioni, a seconda del contesto in cui comunichiamo, infatti questo chiarisce ulteriormente la relazione fra i partner: ad es. una frase detta in un’importante riunione assume un significato diverso se detta durante un intervallo.

Un’altra variabile che incide sulla comprensione del messaggio è il tipo di “punteggiatura” che ciascun individuo attribuisce alla sequenza di eventi comportamentali: il diverso modo di “mettere le pause” in una stessa sequenza di eventi si trova alla radice di innumerevoli conflitti. Ogni comunicazione infatti, è un processo circolare e quindi non ha un inizio definito: sono gli interlocutori che attribuiscono il valore di inizio ad un punto qualunque del processo comunicativo. La scelta può non coincidere dando origine a incomprensioni.

A questo punto è importante soffermarci su alcuni aspetti della comunicazione non verbale.

La teoria dei “primi cinque minuti” dimostra quanto sia potente l’impatto iniziale di una nuova relazione, tanto potente da influenzarne gli esiti futuri.

Se in una nuova relazione i primi cinque minuti lasciano un’impressione favorevole, le relazioni future saranno orientate positivamente nel 50% dei casi, ma se i primi cinque minuti hanno lasciato un’ impressione sfavorevole, le relazioni future saranno improntate negativamente nel 90% dei casi.

Che cosa si conosce dell’altro in cinque minuti? L’aspetto esteriore, le sue scelte in fatto di abbigliamento, i gesti, la posizione che assume nello spazio, il tipo di vicinanza fisica che propone, il tono della voce ecc. I primi cinque minuti ci permettono di acquisire informazioni sull’ interlocutore solo attraverso la comunicazione non verbale.

Ricordiamo che gestualità (al 60%) e tono della voce (al 30%) costituiscono il 90% di una comunicazione.

Come fare a rendere più efficace la comunicazione ?

Molto dipende dalla sensibilità personale di ognuno e dalla conoscenza di sè e dell’altro, oltre che dal reale desiderio di “mettersi sulla stessa lunghezza d’onda”, ma ci sono degli accorgimenti che ciascuno di noi può mettere in atto per facilitare la comunicazione:

  • l’uso di un codice comune con l’attenzione al contesto culturale dell’interlocutore
  • l’ascolto di ogni feed-back anche non verbale
  • la disponibilità a modificare il messaggio se comprendiamo di non essere stati chiari
  • le riflessioni sui nostri atteggiamenti e le corrispondenti forme linguistiche che possono facilitare la comunicazione: far domande aperte, evitare affermazioni perentorie, usare frasi di comprensione piuttosto che di valutazione…
  • la consapevolezza di essere agiti dai meccanismi di difesa e da quelli della percezione.

Cercare quindi di essere più in ascolto, più osservatori…

Non ci è possibile entrare nelle teste delle persone, anche perchè ognuno ha una sua personalità e specificità, ma possiamo immaginare lo stato di una persona .

Il rapporto col proprio corpo, in quanto rispondente o meno alle aspettative di movimento e di autonomia, sarà un elemento determinante per la relazione con gli altri: un cattivo rapporto col proprio corpo renderà più difficile la relazione.

 

Per concludere, possiamo utilizzare una lista di domande da utilizzare per definire la “relazione aiutante” allo scopo di verificare la nostra reale volontà di entrare in comunicazione :
 

1.
Sono in grado, io come individuo, di essere percepito dall’altra persona come “congruente”… il che significa che qualunque sentimento o atteggiamento proverò, sarà sempre accompagnato dalla maggior consapevolezza di esso?
2.
Sono capace di esprimermi in modo sufficientemente chiaro con l’altra persona, così da riuscire a comunicare senza ambiguità chi sono io?
3.
So sperimentare atteggiamenti positivi verso quest’altra persona, atteggiamenti di calore, di protezione, di simpatia, di interesse, di rispetto?
4.
Sono abbastanza forte come persona da restare separato dall’altra persona, cioè da mantenere la mia individualità?
5.
Mi sento abbastanza sicuro di me stesso così da permettere all’altra persona una sua esistenza separata?
6.
Sono in grado di addentrarmi nel suo mondo privato così completamente da perdere ogni desiderio di valutare e giudicare tale mondo ?
7.
Sono capace di accettare tutti gli aspetti che l’altra persona mi prospetta? So riceverla così com’è?
8.
So agire nel rapporto interpersonale con sufficiente sensibilità perchè il mio comportamento non venga percepito come una minaccia?
9.
Sono in grado di liberare l’altra persona dalla paura della valutazione esterna?
10.
So valutare l’altra persona come una entità che sta vivendo un processo di sviluppo, o invece non so staccarmi dal suo e dal mio passato? Se riesco a considerare l’altro come una persona che vive un processo di sviluppo, allora sono anche in grado di confermare e realizzare le sue potenzialità. In caso contrario non faccio che considerare l’altro come un oggetto meccanico manipolabile…

 

 

 


Come comunicate? Test autovalutativo 

Una buona comunicazione dipende da

 

Conoscere l’interlocutore 1 2 3 4 5
Interesse per l’argomento 1 2 3 4 5
Concisione 1 2 3 4 5
Essere convinti di ciò che si dice 1 2 3 4 5
Articolazione dei contenuti 1 2 3 4 5
Precisione 1 2 3 4 5
Chiarezza 1 2 3 4 5
           
Appartenenza 1 2 3 4 5
Interesse per la persona 1 2 3 4 5
Fiducia 1 2 3 4 5
Tranquillità interiore 1 2 3 4 5
Aspettative reciproche 1 2 3 4 5
Simpatia 1 2 3 4 5
Stima di sé e dell’altro 1 2 3 4 5
           
Contesto 1 2 3 4 5
Postura 1 2 3 4 5
Interferenze 1 2 3 4 5
Tono di voce 1 2 3 4 5
Gestualità 1 2 3 4 5
Poter vedere l’interlocutore 1 2 3 4 5
Aspetto 1 2 3 4 5
LEGGENDA: 1
Per niente
2
Poco
3
Abbastanza
4
Molto
5
Moltissimo

  La mente è come una vela funziona solo se è aperta !

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La mente …

Luglio 3rd, 2008 by .:shell:.
Categories: Inner Game

LA MENTE E’ COME UNA VELA FUNZIONA SOLO SE E’ APERTA !!

 

 

 

Eterno Allievo,secondo a Nessuno

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Donne in rinascita

Luglio 1st, 2008 by .:shell:.
Categories: Parole Vs Parole, Venusiane

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

 

 

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

 

 

Eterno Allievo,secondo a Nessuno

 

 

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